81-Castello di San Pelagio

IL CASTELLO La Torre, del 1300, era parte del sistema difensivo da Carrara che comprendeva più torri collegate tra loro da passaggi sotterranei lunghi fino a 1 Km. Oggi è visibile solo la torre di San Pelagio, i cui passaggi sotterranei sono in parte allagati. Esauriti i compiti difensivi, nei secoli successivi il Castello venne trasformato in Villa Veneta e dal 1700 ha assunto l’aspetto che ancora oggi si ammira. LA VILLA e IL PARCO DELLE ROSE E DEI LABIRINTI La Villa, una delle oltre 3000 Ville Venete della Regione Veneto, vista dal giardino interno, presenta un corpo centrale a ridosso della torre trecentesca e due ali laterali. L’ala di sinistra, Barchessa, termine agricolo che, anticamente, indicava il luogo dove si tenevano il fieno e gli attrezzi agricoli, risale al 1793 ad opera di Paolo Zaborra, come si legge nell’iscrizione dell’arco di centro; l’ala di destra, adibita ad abitazione dei proprietari e dei custodi è la parte più antica. Tra le due ali vi è il giardino di rappresentanza con, al centro, la vasca delle ninfee. Dietro l’ala di destra si trova il giardino segreto; a sud il brolo, il parco con i due labirinti,la montagnola con la ghiacciaia e la peschiera.. Dal 1680 fino al 1960, la villa è stata abitata dai Conti Zaborra, ai quali ancora oggi il castello appartiene. Dalla strada comunale si vede la facciata principale, rimaneggiata alla fine del 1700. Il corpo centrale, ornato di un elegante portale d’accesso con colonne in mattoni e statue, e di due torrioni laterali. Al centro, sotto il balcone, la scritta:”Roberto Zabborra quod has aedes in meliorem faciem sua pec. restituerit amplificaverit Paulus Zabborra viro op. benemer. lap. mem. causa P.C.A.D. MDCCLXXV”.Ai lati, due targhe in marmo ricordano il Volo su Vienna compiuto dal poeta Gabriele d’Annunzio e dai piloti della Serenissima. Il torrione di destra, il cui uso è sempre stato agricolo, presenta un grande portone sul quale compare la scritta “Amicis Pandana”; il torrione di sinistra, il cui alto portale immette direttamente nel salone da ballo, oggi sala delle Mongolfiere, porta la scritta: “Foris Canes”.

Eccellenze del contesto: Abbazia di Santo Stefano – Due Carrare – PD

Eccellenze della villa: IL MUSEO DELL’ARIA E DELLO SPAZIO Nel 1976,il Complesso di San Pelagio danneggiato nelle sue strutture a seguito del terremoto del Friuli, venne restaurato dall’Architetto Alberto Avesani, marito dell’ultima Contessa Zaborra, e in parte trasformato in Museo di storia aeronautica e spaziale a ricordo del Volo su Vienna. Un’ala è stata adibita a ristorante. IL RISTORANTE Nella Barchessa è stato ricavato un tipico Ristorante dove gustare la cucina veneta. Alcune sale di particolare fascino, situate negli antichi fienili, portano nomi quali: Leonino Da Zara, Gabriele d’Annunzio, Francesco Baracca e Montgolfier I GIARDINI L’impronta che nel 1700 l’avo Roberto Zaborra ha dato ai giardini di San Pelagio, è ancora sostanzialmente leggibile. E’ stato lui ad introdurre lati sorprendenti e bizzarri che, puntando sull’elemento naturale, cercavano un’armonia di rapporti con il paesaggio circostante attraverso archi, fughe prospettiche, vasche a peschiera e statue, unendo alle nuove mode la tradizione veneta Il giardino di rappresentanza, o padronale, nutre 200 varietà di rose, circa mille esemplari, nasce da una appassionata ricerca trentennale nei vivai di tutta Europa. L’inserimento di 200 specie tra quelle esistenti ma non censite, è avvenuto con criteri ben precisi: profumo,colore portamento,dimensioni, …ma anche guardando alla destinazione attuale del Castello. Un esempio è la rosa Aviateur Blériot, dai delicati mazzi di fiori gialli, dedicata al trasvolatore della Manica del 1909. Alcune varietà di rose, sono disposte tra elementi arborei dall’armonioso portamento tra i quali spiccano magnolie, una catalpa centenaria, un cipresso secolare. Incantevole per i fiori bianchi e profumati è la rosa francese del 1880 Blanche Moreau, mentre la rosa del 1892 Blanc Double de Coubert sparge intorno a se un superbo ed intenso profumo. Si può ammirare la rosa rugosa Hansa del 1905, dai fiori doppi rosso porpora e profumati. E ancora si mostrano estremamente gradevoli le rose cinesi introdotte in Europa nell’ultimo ventennio del XIX secolo, quali la Rosa Hugonis una “signora” rosa, che veste un abito primaverile intessuto di delicati fiori giallo tenue e brevi foglioline simili a felci. Attorno alla vasca centrale, dove vengono coltivate ninfee a fiore bianco e a fiore rosa, si notano cespugli di yucca glauca e gruppi di peonie arboree Hana Kisoi di un delicatissimo colore cipria e una notevole profusione di rose inglesi. Il Giardino Segreto è quello interno al castello, prospiciente la Cappella, separato dalla campagna da un alto muro di cinta. E’ contraddistinto da vialetti e spazi erbosi che circondano una vasca settecentesca in pietra. Resistono al tempo alcune statue e alcuni nani settecenteschi Vi è grande ricchezza di elementi arborei e arbustivi: cipressi, tassi, tigli secolari, una lagestroemia ultracentenaria, un vecchio diospiro allampanato dall’intensa produzione di frutti piuttosto piccoli, viburni, ibischi, oleandri, la lippia citriodora, clematidi, gelsomini, lavanda, passiflora e ancora rose. Dal giardino di rappresentanza ci si incammina lungo la carpinata, un viale di carpini centenari topiati a tunnel, la cui funzione un tempo era quella di collegamento tra la zona residenziale del Castello e la campagna. In fondo vi è l’altare dedicato alla Madonna di Loreto, protettrice degli aviatori. Poi salendo un sentiero a chiocciola segnato da sponde in trachite euganea si arriva sulla montagnola che all’interno racchiude la ghiacciaia, una stanza sotterranea di circa 80 metri cubi, utilizzata in passato per la conservazione dei cibi poiché aveva ed ha una minima escursione termica tra l’estate e l’inverno con una temperatura quasi costante intorno ai 15gradi. Dalla sua sommità si gode il panorama dell’antica peschiera e del campo da cui la mattina del 9 agosto 1918, D’Annunzio e la squadriglia della Serenissima, partirono per il famoso Volo su Vienna. Vi sono poi due labirinti verdi: il “Labirinto del Minotauro” che assolve un duplice compito: da un lato ricorda i maliziosi labirinti delle Ville Venete, luoghi di svago e di giochi amorosi, dall’altro cita il mito di Icaro e quindi la storia del volo, tema del museo. Il labirinto del “Forse che si forse che no”, ricorda nel nome il famoso romanzo dannunziano e nella struttura quello dipinto su un soffitto di Palazzo ducale a Mantova. All’interno un inquietante gioco di specchi tenta di confondere il visitatore. Un giovane albero di Sambuco allude ad altri miti e leggende. Oggi la Villa è Museo del Volo e nei suoi giardini ha trovato posto anche il “Viale degli Eroi” dove vengono messe a dimora “piante aeronautiche” come l’alloro che, dedicato a D’Annunzio, ne ricorda la grande opera poetica, la quercia piantata in onore di Giuseppe Colombo il matematico padovano che ha inventato i satelliti al guinzaglio, il frassino dedicato al conte da Schio che ne utilizzava il legno nella costruzione dei suoi dirigibili. Nel parco inoltre vi sono: il brolo, il catalpeto, il prato dei cento passi con la sua fascia di erba spontanea rifugio di farfalle variopinte, biotopo necessario per la moltiplicazione dei semi. Il prato inoltre serve da collegamento con il paesaggio rurale circostante, assumendo così una vitale funzione bioecologica.

Contatti

Via San Pelagio, 34 – 35020 – Terradura – Due Carrare (PD)
Tel.: 0499125008  –  Fax: 0499125773
E-mail: info@castellodisanpelagio.it  –  Web: www.castellodisanpelagio.it

Per sapere di più visita il sito: www.veneto.eu/ville-venete