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Il Conte ritratto e il figlio di un barbiere: è Ottavio Bertotti Scamozzi l’autore di villa Capra a Sarcedo. Probabilmente tutto cominciò a causa del dipinto in cui il nobile vicentino Orazio Claudio Capra è ritratto, elegantissimo, con in mano un disegno della sua villa di Sarcedo. Alle spalle ha i testi sacri dell’architettura, da Vitruvio a Scamozzi, e in mano stringe un compasso: il conte posa come un architetto. Se a ciò sommate il fatto che ancora oggi si legge HORATIUS CLAUDIUS CAPRA sul fregio del pronao della villa, capirete perchè il giovane signore è stato identificato come l’autore della villa di Sarcedo. L’attribuzione è ribadita senza alcun dubbio anche nel poderoso volume di Renato Cevese sulle ville della provincia di Vicenza, dove lo studioso loda la singolare planimetria dell’edificio, con il salone posto trasversalmente all’asse dell’ingresso. Niente di vero: l’autore della villa non è Orazio Claudio Capra e la storia dell’edificio è molto più complicata, e interessante. Dura almeno due secoli e coinvolge due fra i maggiori architetti attivi a Vicenza nel Settecento: Francesco Muttoni e Ottavio Bertotti Scamozzi. Dobbiamo la verità sulla vicenda a quello straordinario giacimento di storia vicentina che è l’Archivio di villa Porto Colleoni Thiene e alla generosità con cui le carte sono rese disponibili allo studio da parte dei fratelli Thiene. E’ necessario partire da una mappa conservata nell’Archivio Thiene del 1632, in cui si vede chiaramente la prima villa Capra di Sarcedo, e la strada proveniente da Vicenza che le gira intorno, costeggiando il fianco destro dell’edificio (parallela alla “roggia verlata”), per poi girare a sinistra disegnando una sorta di “S”. Una seconda mappa di un secolo più tardi ci mostra una situazione completamente diversa: la strada proveniente da Vicenza ora curva prima della villa e la circumnaviga sul lato sinistro. Che cosa è successo? Qualcuno ha cambiato la via di accesso, rendolo più monumentale. Abbiamo persino il disegno di queste migliorie: un foglio proveniente dall’Archivio di Thiene, che si intitola “Pianta per separare il rustico dal civile”, mostra la pianta della villa, a cui è addossata una scalinata a due rampe simmetriche, due grandi muraglie curve e sul davanti la scritta “strada nuova da farsi”. La calligrafia e le convenzioni grafiche del disegno mi spingono a pensare che sia opera di Francesco Muttoni (1667-1747), il grande architetto luganese che da’ vita nel Vicentino ad uno dei più affascinanti, e spregiudicati, revival neopalladiano. E’ di Muttoni quindi un primo intervento sulla villa, che ne cambia l’orientamento e realizza il muro ad ali curve che separa la parte padronale dalla corte agricola. Ma la villa attuale è diversa dal disegno di Muttoni. Come mai? Clemente di Thiene ha trovato nel suo archivio di famiglia il libro dei conti della fabbrica di Sarcedo, un documento prezioso che enumera con precisione tutti i costi della costruzione dell’edificio. E in quel libro la sorpresa: nel marzo 1762 Ottavio Bertotti Scamozzi è pagato 66 lire “per il disegno” della villa, e nell’agosto del 1764 “per ricognizione delli disegni e sagome fatte, e per la assistenza prestata alla fabbrica con vari sopralluochi”. Ottavio ha sostituito lo scalone muttoniano di ingresso con un volume edilizio che è una vera e propria quinta teatrale in muratura, che io penso si ispiri alle soluzioni scamozziane per villa Cornaro a Poisuolo e villa Trevisan a San Donà di Piave, dove l’architetto altera con spregiudicatezza la percezione dei veri volumi dell’edificio, in realtà molto più stretti di quanto appaia da una visione frontale. La villa Capra di Sarcedo è quindi un affascinante palinsesto: l’impianto risale al Cinquecento, l’impostazione del disegno del giardino è di Francesco Muttoni e l’impianto attuale lo dobbiamo a Bertotti Scamozzi, che deve aver coordinato anche la nitida decorazione interna, di raffinato custo purista, a meno delle belle statue antiche dei sovraporta del salone, che a mio avviso possono risalire al tempo dell’intervento muttoniano. L’esito generale è quello di una delle più belle ville del Settecento vicentino. E Orazio Claudio Capra? Il giovane aristocratico, che le fonti ricordano architetto dilettante, è fierissimo del progetto per la propria villa, fatto del povero Ottavio Bertotti, il figlio di un barbiere che ha potuto studiare grazie ad una “borsa di studio” per giovani vicentini meritevoli ma senza soldi. Come Caterina II di Russia, Capra si fa ritrarre con in mano i disegni del “suo” edificio, e scrive il proprio nome sul frontone della villa: tanto basta perchè gli venga attribuito. In una celebre pagina del proprio Trattato d’architettura, scritto alla metà del Quattrocento, Filarete sostiene che il committente di una architettura ne è il padre, e l’architetto la madre. Ma qui il padre ha fatto credere di aver fatto tutto da solo.

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